Alpinismo Classico Escursionismo

Rifugio Casati e Guasti m.3269

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13 Luglio 2019

Un mese e mezzo fa mettiamo in cantiere un progetto e dopo aver prenotato i rifugi ci prepariamo fisicamente e psicologicamente per essere pronti per questi due giorni di alpinismo tra le cime del gruppo Ortles-Cevedale. Con noi ci sono anche Paolo e Chiara, nostri amici che alle volte ci seguono in questi giri tra le montagne e dopo averli recuperati all’aeroporto di Linate, partiamo alla volta di Santa Caterina Valfurva che raggiungiamo per le ore 12.30 di questo secondo venerdì di luglio. Le previsioni di oggi danno pioggia, ma per domani e domenica danno sole. Dopo aver raggiunto il Rifugio Forni m.2178,  parcheggiamo l’auto e nel mentre ci stiamo preparando, inizia a piovere… Lasciamo sfogare il tempo rifugiandosi in macchina, dopo alcuni minuti sembra aver smesso, in quel momento partiamo! Destinazione: Rifugio Casati e Guasti m.3269. Iniziamo a camminare e tra uno scorcio e l’altro arriviamo al Rifugio Pizzini m.2706, qui sostiamo alcuni minuti anche perché in questo momento piove a dirotto. Sono le ore 16.00, abbiamo ancora un po’ da camminare per arrivare al Rifugio Casati così tra le nebbie riprendiamo il nostro cammino. Giunti alla teleferica sembra che il tempo si calmi, le nuvole si aprono, lasciando spazio ad un caldo sole che in quel momento è particolarmente apprezzato. Proseguiamo tra la neve e le rocce, poi prendiamo il sentiero che salendo il  ripido pendio, ci porta al Rifugio Casati. Circa 3 ore dalla macchina. Qui si passa ad un altro livello, lasciamo la valle alle spalle per trovarci dinanzi a noi un mare di neve, quel ghiacciaio che l’indomani avremo solcato per raggiungere il Monte Cevedale m.3769. Giunti al Rifugio ci sistemiamo, ceniamo e ci carichiamo per la giornata che ci attende tra poche ore… Ore 5.30 sveglia, e mentre ci prepariamo per scendere per la colazione lo sguardo volge alla piccola finestra della nostra camera… Sta nevicando!?! Scendiamo, usciamo dal Rifugio e lo spettacolo davanti a noi è alquanto agrodolce… Da una parte un bel 15 cm di neve fresca che donano un ambiente ancora più unico, ma dall’altro la visibilità è quasi azzerata. Colazioniamo tra mille dubbi sul cosa fare, poi insieme agli altri alpinisti, aspettiamo, aspettiamo e aspettiamo. Dopo quasi due ore di attesa la situazione non cambia, alcune cordate partono  e alcune ritornano dopo pochi passi, così a malincuore ci rassegniamo all’idea di rinunciare alla vetta, con calma scendiamo verso il Rifugio Pizzini attraverso un ambiente completamente trasformato dalla nevicata notturna. Arriviamo al Rifugio Pizzini dove pranziamo, passeggiando qua e là aspettiamo 3 amici che salgono il sabato per poi tentare la domenica il Gran Zebrù m.3857 insieme a noi. Purtroppo non sempre le cose vanno come si spera e così terminiamo la nostra esperienza tra queste cime con un nulla di fatto! Una volta rientrati ci resta solo l’amarezza per aver perso una buona occasione ma allo stesso tempo la consapevolezza di aver preso delle decisioni, giuste o sbagliate che siano, ma con la logica che in montagna andiamo per stare bene, per divertirci tra le difficoltà che essa ci offre, così nel momento che una di queste cose manca, l’unica soluzione è andare via! Questa esperienza termina con l’augurio di tornare più sereni e più forti di prima…

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