Alpinismo

Monte Cavallo m.1895 – TRAVERSATA – Alpi Apuane

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12 Giugno 2021

“Un mare in tempesta pietrificato” così lo storico e geografo Emanuele Repetti descriveva nel 1804 le Alpi Apuane. E noi, su queste “onde” abbiamo camminato, sognato e arrampicato in un susseguirsi di emozioni che ci hanno rapito e legato a questo luogo unico. Sarà per il fascino delle aspre creste, dell’aria che si respira per i sentieri oppure per le persone che abbiamo incontrato e conosciuto, non sappiamo cos’è, sappiamo solo una cosa: è una settimana che siamo tornati e non riusciamo a smettere di pensare a loro!! Arrivati venerdì al Rifugio Orto di Donna m.1496, oggi sabato 12 giugno ci incamminiamo per la traversata del Monte Cavallo:  seconda cima delle Alpi Apuane, si tratta di una catena maestosa che fa parte del massiccio del Monte Pisanino, da cui è diviso dalla Foce di Cardeto. Ore 8.20: dopo la colazione ci prepariamo e ci incamminiamo per il sentiero n.179 in direzione Foce di Cardeto. Il cielo è azzurro, il sole ancora dietro al Pisanino e la temperatura ottima. Attraversiamo il bosco un po’ disastrato con rami caduti per la neve,  che ancora troviamo a tratti abbondante, una volta alla Foce di Cardeto m.1642, sostiamo un attimo, mettiamo via i bastoncini, ci guardiamo negli occhi e ci diamo il via. Seguiamo una traccia che da subito si impenna su di questa cresta,  scrutiamo la via di salita e con molta attenzione proseguiamo, dopo qualche passaggio adrenalinico e arrampicata di II° grado, con passo sicuro in circa 45 minuti siamo sulla prima cima, WOW!!! Che emozioni… soddisfatti proseguiamo verso ovest fino all’estremità della cima: la vista è unica e già ripaga lo sforzo fatto fino ad ora… ma siamo solo all’inizio cosi torniamo indietro pochi passi poi giù con molta attenzione tra paleo e roccia fino a dove si riprende a salire. Ora ci troviamo davanti alla vetta del Monte Cavallo m.1895, chiamata “la Vela”, per via della sua forma maestosa che ricorda quella di una vela. Che spettacolo! Un breve cavo di acciaio ci aiuta a superare alcune placche poi su in cresta fino alla vetta. Siamo in cima!! Fantastico!! Ci congratuliamo e scattiamo la classica foto di vetta. Ovunque ci giriamo troviamo cime che svettano come per imporre la loro presenza… la giù in fondo il mare… un paesaggio unico nel suo genere. Sono le ore 10.30,  proseguiamo con attenzione discendendo la cresta per poi risalire la terza cima, qualche foto poi giù sempre con molta attenzione. Una volta arrivati alla base ci troviamo davanti all’ultima cima, ma noi erroneamente pensiamo di essere arrivati alla fine della traversata, quindi secondo le indicazioni saremmo dovuti scendere da un sentiero alla nostra destra per poi prendere il sentiero che attraversa la valle più in basso. Ci guardiamo attorno e con molta titubanza, iniziamo a scendere per questo canale erboso molto ripido e insidioso… prendendoci qualche rischio di troppo, ad un certo punto non riusciamo più a proseguire perché un salto di parecchi metri ci preclude di avanzare. Adesso?!? Cosa facciamo?!? Il primo pensiero è stato di chiamare i soccorsi, ma poi decidiamo prima di provare a sentire Stefania, la rifugista che ci dà il numero di un suo amico esperto di questi posti così da aiutarci. Intanto il tempo passa e noi ci troviamo in questo ripido canale in piedi su questa cengetta di roccia mista paleo, con le formiche che ci avvolgono le scarpe. Impotenti di fronte a ciò, chiamiamo Diegone e dopo qualche spiegazione capiamo che non abbiamo alternative: o risaliamo oppure si chiamano i soccorsi. Optiamo per la prima: così tenendoci con tutta l’erba che ci sta tra le mani risaliamo fino alla sommità di questo canale. Richiamiamo Diegone e lo rassicuriamo di essere in sicurezza, il suo consiglio è quello  di superare anche la gobba successiva per poi trovare il sentiero, lo ascoltiamo e dopo aver salito la quarta gobba, scendendo troviamo il sentiero di uscita. Lo percorriamo con attenzione in discesa ripida poi per traccia verso sud fino a raggiungere la Forcella di Porta m.1747 dove finalmente tiriamo un sospiro di sollievo. Sono le ore 12.30, scendiamo verso il Bivacco Aronte, situato nei pressi del Passo della Focolaccia. Nel mentre con la voce un po’ rotta dall’emozione mandiamo un messaggio vocale a Diegone, rassicurandolo di essere tornati sulla via giusta, e subito dopo anche a Stefania… ora la sosta è d’obbligo! Ci fermiamo su un grosso sasso al sole, pranziamo e rilassandoci ci complimentiamo a vicenda per la nostra traversata del Monte Cavallo e sdrammatizzando sulla piccola disavventura… ci rilassiamo mangiando il paninazzo del rifugio ammirando la vetta della Tambura proprio di fronte a noi. Dopo esserci rifocillati, incontriamo un signore che sale verso la Forcella di Porta, ci salutiamo e scambiamo due chiacchiere… un’ora è passata, scendiamo verso il bivacco Aronte m.1620, costruito nel 1902 dal CAI Ligure sulla base di una vecchia costruzione presente dal 1880 , e con curiosità scrutiamo la sua particolare forma e il suo colore… pochi passi e siamo al Passo della Focolaccia m.1650, ampio valico che divide il Monte Cavallo dal Monte Tambura,  attraversiamo la Cava di Focolaccia, quì, le sensazioni si contrastano: da un lato l’imponenza del lavoro dell’uomo e dall’altra,  una macchia indelebile a sporcare un ambiente straordinario. Con calma proseguiamo ammirando il profilo della cresta appena percorsa, seguendo la strada di cava poi nei pressi di un tornante per sentiero n.178 torniamo alla Foce di Cardeto. Quindi il sentiero n.179 ci riporta al Rifugio Orto di Donna, che raggiungiamo per le ore 15.30, qui troviamo Stefania che ringraziamo e a cui raccontiamo la nostra avventura… poi a sigillo di questa giornata, ci prendiamo una birra fresca brindando a noi e a questa fantastica “cavalcata”. Dopo un po’ troviamo anche i nostri amici conosciuti ieri e con gioia ci raccontiamo le nostre giornate. Una volta a cena, emozioni a non finire: un coloratissimo tramonto alle spalle del Pizzo d’Uccello,  il compleanno di Stefania con sorpresa e candelina e un fine cena brindando in compagnia di Rinaldo e Stefania, che la fortuna ci ha fatto incontrare e dove speriamo di condividere ancora giornate emozionanti nelle incantevoli… Alpi Apuane.

Un doveroso abbraccio all’ IDIPIENDENTES APUANOS Diegone per il prezioso aiuto datoci e confidando un giorno di incontrarci sulle sue amate Alpi Apuane. Grazie.

 

 

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